IL NEOCOMPORTAMENTISMO
Il neocomportamentismo nasce nel Novecento come sviluppo del comportamentismo classico, cercando di superarne i limiti. Mentre il comportamentismo tradizionale spiegava l'apprendimento come una semplice associazione tra stimolo e risposta, il neocomportamentismo introduce l'idea che tra questi due elementi intervengano dei processi interni all'individuo, chiamati variabili intervenienti.Studiosi come Edward Tolman sostengono che l'apprendimento non sia solo meccanico, ma finalizzato a uno scopo. Tolman parla di mappe cognitive, cioè rappresentazioni mentali che aiutano l'individuo a orientarsi nell'ambiente. L'apprendimento, quindi, non è sempre visibile immediatamente nel comportamento, ma può manifestarsi successivamente.
IL COGNITIVISMO E LE NUOVE TEORIE SULL’APPRENDIMENTO
Il cognitivismo segna una vera e propria rivoluzione nella psicologia, riportando al centro lo studio della mente e dei processi mentali. L'essere umano non è visto come un soggetto passivo che reagisce agli stimoli, ma come un elaboratore attivo di informazioni, simile a un computer. Secondo il cognitivismo, apprendere significa costruire conoscenze, organizzare le informazioni, collegarle a ciò che si sa già e usarle per risolvere problemi. Importanti sono processi come attenzione, memoria, linguaggio e pensiero.
Le nuove teorie dell'apprendimento sottolineano il ruolo delle strategie cognitive, della motivazione e della comprensione profonda, opponendosi a un apprendimento puramente mnemonico.
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